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Recensione & pillole

L'ARCHITETTO nella terza riflessione

L'ARCHITETTO nella terza riflessione

Questo breve saggio fornisce uno spaccato dello stato dell'arte della professione degli architetti in Italia. La analisi critica si sviluppa attraverso episodi e momenti di confronto portati avanti nell'attività del consiglio dell'Ordine da parte dell'architetto G. Cirilli.

LOWPROFIL…lattico

di Giorgio Cirilli

Si potrà dire o qualche “gerarchia” si sentirà in dovere di offendersi? Sul filo di lana dell’ultimo giorno anche la Regione Liguria ha licenziato il suo “pacchetto casa” in un sofferto iter che tra alti e bassi è durato oltre sei mesi. Alcune Regioni “virtuose”, tra queste il Veneto, avevano anticipato i loro provvedimenti per non dispiacere al Governo. Certo il rilancio dell’edilizia in una fase di crisi profonda poteva fornire “ossigeno” al sistema. Categorie professionali interessate, tra queste gli Architetti, aspettavano la “liberalizzazione dei costumi”: autocertificazioni, aumenti volumetrici, deroghe dalla normativa urbanistica… e vai! Invece ecco che nella logica “le precauzioni non bastano mai”, si consente in maniera minimale di poter intervenire. Sulla “costa” no! forse nell’entroterra, ma con prudenza! La possibilità di interventi di “rottamazione” di parti dell’edificato urbano per porre rimedio a sciagurate edificazioni, specie di edilizia popolare, non sembrano alle porte. Certo il “consumo” del territorio, nelle sue parti più pregiate, è stato disastroso in Liguria, la metastasi delle seconde case è di tutta evidenza, principalmente guidato dalla speculazione edilizia.

Tale processo è ancora in atto e la “bolla” speculativa immobiliare continua a diffondere i suoi veleni e non si intravvedono cambiamenti di strategia.

Attualmente il patrimonio edilizio residenziale nazionale che per oltre i 2/3 é in proprietà, supera abbondantemente il rapporto un vano per abitante, per effetto anche di proliferazione di 2e e 3e case. Certamente esiste una quota “scoperta” che necessita di social housing, ma non è questo l’aspetto principale.

Invece in punto fondamentale, la sfida, dovrebbe essere la razionalizzazione del patrimonio edilizio esistente per un suo corretto utilizzo a cominciare dal sotto utilizzo di gran parte dei centri storici. Allora perché invece di facilitare aumenti di volume non si premia chi migliora la qualità urbana anziché ulteriormente intasare.

Un virtuoso e consapevole uso dello spazio e dell’aria, che sono di tutti, sulla base di buoni progetti per rimodellare i quartieri delle città e le periferie ghetto da riconvertire, sarebbe in prospettiva un bel vantaggio per le prossime generazioni. In questo processo di trasformazione dovrebbero obbligatoriamente e pesantemente rientrare gli adeguamenti tecnologici, con brutta parola la domotica e soprattutto la sostenibilità energetica più raffinata.
Serve un'analisi non superficiale dei processi di trasformazione del territorio. Si rende quindi necessario avviare un largo confronto ed una discussione critica a cui devono partecipare le categorie professionali, soprattutto gli architetti, oltre agli enti istituzionalmente preposti: Regioni, Comuni, Soprintendenze, Università, Associazioni Ambientaliste; in questo contesto deve anche rientrare la politica, per un dibattito "vero" allargato a tutti i punti di vista.