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Editoriale

Dimmi cosa respiri e ti dirò chi sei

Dimmi cosa respiri e ti dirò chi sei

di Matteo Dell'Antico

Aria e smog, smog e aria. Quale è la differenza? Nella maggior parte delle città italiane nessuna, purtroppo. E poco importa se i problemi seri, oggi, sembrano molti altri. Perché il nostro fisico dell’inquinamento con il quale deve combattere ogni giorno non si dimentica, a lungo andare. Secondo i risultati della ricerca Poemi (Pollution and Emergency in Milan) a Milano una media di 73 persone al giorno viene ricoverata per malattie collegate al degrado ambientale: i più colpiti sono soprattutto i giovani e i bambini. Ma parlar del capoluogo lombardo o di altre metropoli fa poca differenza. La situazione è grave, anzi gravissima. Chi ci sta pensando? Pochi, forse nessuno. Perché quello che non è ancora chiaro alla maggior parte delle persone (per ignoranza o indifferenza) è che esiste una forte correlazione tra la pessima aria che si respira e la propria salute. Un filo invisibile del quale spesso ci si accorge solamente con il passare del tempo. Più in particolare lo studio dimostra come ai picchi di presenza degli agenti inquinanti (pm10, pm2,5) corrisponda un aumento degli accessi al pronto soccorso (circa il 10%-15% in più) degli ospedali cittadini. La ricerca, che si è incentrata in particolare su cinque ospedali (Fatebenefratelli, Policlinico, Niguarda, San Carlo e San Paolo), racconta come dei 53.514 accessi registrati, 26.151 sono stati provocati da disturbi acuti delle vie respiratorie superiori, 3.569 da asma acuto, 8.536 da bronchite acuta, 5.689 da polmonite, 1.825 da riacutizzazione di bronchite cronica ostruttiva, 4.324 da scompenso cardiocircolatorio, 1.697 da sindrome coronarica acuta e infine, 1.723 da ictus. E con i numeri difficilmente si scherza, l’ora di cambiare rotta, non solo a Milano, è arrivata, così è, e speriamo anche che non sia troppo tardi. Solo cambiando l’approccio culturale che guarda a comportamenti virtuosi si restituirà una aria sostenibile alle nostre metropoli, dunque non sono sufficienti i blocchi forzati imposti dall’amministrazione i quali risultano essere più dei palliativi ipocriti che devono soddisfare la nostra coscienza in cerca di un salvagente della vivibilità.