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Nel segno di Obama

Nel segno di Obama

di Matteo Dell'Antico

La parola chiave in questi casi non può che è essere efficienza energetica. Il fine ultimo l’installazione di impianti che facciano risparmiare energia elettrica. Nulla di così lontano dalla realtà se a pensarlo non fosse stato il presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama. Una grossa parte degli investimenti per il futuro sarà infatti destinata alla ricerca e all’applicazione dei biocarburanti e delle auto ecologiche mentre il sistema di trasporto pubblico entrerà in contatto con l’ecologia dato che saranno investiti 8 miliardi di dollari nella modernizzazione delle ferrovie. Molto importante sarà, di conseguenza, portare al minimo le emissioni di gas serra, cosa che il precedente governo Bush non ha fatto, ma che Obama ha definito come una priorità in campagna elettorale.
Obama ha inoltre annunciato che favorirà la creazione di centinaia di impianti eolici e solari in ogni stato per ottenere energia pulita. Sulla falsa riga del modello europeo, gli Stati Uniti dovranno poi aumentare del 10% la produzione di energia proveniente da fonti rinnovabili e ridurre del 15% i consumi di elettricità. Tutto questo nell’arco di 10 anni. Per poi arrivare all’obiettivo probabilmente più ambizioso: tagliare dell’80% l’emissione di anidride carbonica entro il 2050.
Ma la novità più immediata sarà la ripresa dei trattati internazionali sul clima, senza aspettare che Cina e India, gli altri due maggiori produttori di CO2 al mondo, facciano altrettanto. Per fare ciò il nuovo inquilino della Casa Bianca ha deciso di istituire una sorta di tassa di smaltimento, a carico delle industrie. I proventi, stimati in 15 miliardi di dollari, andranno allo sviluppo, alla costruzione di impianti eco-sostenibili e alla ristrutturazione della rete elettrica nazionale.
Molto tiepida invece è la questione nucleare, argomento delicato in un paese che ne ha fatto un simbolo della propria supremazia militare e industriale: Obama preferisce una linea prudente, aspettando di risolvere definitivamente la difficile questione dello stoccaggio delle scorie radioattive.
Naturalmente una seria politica ambientale non può prescindere dagli enormi costi economici che essa comporta e per questo Obama ha promesso l’occupazione di 5 milioni di persone dallo sviluppo di quella che potrebbe divenire la prima “green economy” del mondo, ovvero un enorme indotto economico derivato dalla ricerca, lo sviluppo e la produzione di impianti energetici eco-sostenibili.
E sarà stato forse per dare il buon esempio che Michelle e Barack Obama si sono impegnati a limitare la loro passione per il “junk food”: hamburger, hot dogs, patatine fritte, tacos, gelati, ma anche bistecche, chili con carne, bacon, frittelle e via dicendo. Sarà un’impresa ardua, ma per cominciare hanno iniziato a coltivare un piccolo orto nel giardino della Casa Bianca: insalata, broccoli, carote, zucchine e  pomodori per dire no al colesterolo e cercare di ridurre l’alta percentuale di obesi negli Stati Uniti. A tal proposito la first lady ha lodato il lavoro dei “community garden”, gli orti comunitari di quartiere che interrompono la monotonia del cemento e secondo le sue parole “forniscono frutta e verdura a tante comunità del nostro paese e nel mondo. Quando il cibo viene cresciuto localmente, ha un sapore migliore e questo è importante quando si hanno bambini: dai loro una carota veramente dolce, e penseranno che sia una caramella”.