Lo stato dell'arte - ae-review
 

Lo stato dell'arte

Parametri normativi della qualità dell'aria

Parametri normativi della qualità dell'aria

di Roberto Olivieri 

Un uomo può sopravvivere parecchi giorni senza mangiare, molti meno senza bere, ma solo pochi minuti senza respirare; "mi necessita come l'aria che respiro": anche dai modi di dire emerge quanto sia importante l'aria per la sopravvivenza. Nonostante questo, il nostro modello di sviluppo non ha avuto alcuna remora a riversare nell'aria (quella che respiriamo) ogni sorta di impurità: gas nocivi, particelle di elementi, polveri di ogni genere.
L'ecosistema ha una sua capacità di autorigenerazione, ma non infinita, che viene costantemente messa in difficoltà da un lato dall'aumentare delle immissioni, dall'altro dalla progressiva riduzione delle risorse in grado di sostenere questa autorigenerazione (il pensiero corre alla foresta amazzonica). E' facile prevedere che, a meno di una inversione di tendenza, la situazione potrebbe aggravarsi fino a diventare irreversibile: il fatto è che non stiamo parlando di problemi in prospettiva, che riguardino la nostra responsabilità verso le generazioni future, ma di una situazione attuale, con cui tutti noi dobbiamo fare i conti, qui e ora. A fronte di un tempo, neppure troppo lontano, in cui alla spinta produttiva si accompagnava una totale indifferenza per il rispetto ambientale, l'insorgere di una sensibilità nuova e più matura, ha fatto sentire anche al legislatore la necessità di intervenire a tutela (anche) dell'aria: dal 1966 ad oggi ho contato non meno di centotrenta provvedimenti, molti dei quali ancora in vigore. Voglio citare solo quelli a mio avviso più rilevanti: la legge 1° giugno 2002 n. 120, Ratifica ed esecuzione del Protocollo di Kyoto; il cosiddetto codice dell'ambiente, Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n. 152 ed infine il Decreto Legislativo 13 agosto 2010 n. 15, Attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa, che definisce e riorganizza le normative precedenti in un testo unico, tiene in considerazioni le linee guida sviluppate dall'OMS su base di studi scientifici, definisce un elenco di inquinanti normati, fornisce le definizioni di aria e ambiente, inquinanti e livelli, delinea gli obbiettivi da ottenere in futuro, definisce i limiti, i livelli critici e le soglie di allarme e di informazione.
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Non mi occuperò del protocollo di Kyoto, più famoso per le polemiche derivanti dalla sua mancata ratifica da parte degli stati più inquinatori che per gli obbiettivi che si poneva e mi focalizzerò sullo stato dell'arte della legislazione comunitaria e nazionale.
L’Unione Europea indica misure comuni atte, oltre che a combattere i c.d. gas serra, responsabili dei cambiamenti climatici, anche ad ottenere una migliore qualità dell’aria, atteso che, come noto, l'inquinamento atmosferico è infatti responsabile di affezioni della salute umana e di danni all'ambiente quali l'acidificazione e l'eutrofizzazione. Queste misure riguardano principalmente l'individuazione dei vari tipi di inquinanti e delle fonti di inquinamento; nel 2005 la Commissione ha inoltre proposto una strategia tematica finalizzata a ridurre del 40% entro il 2020, rispetto ai dati del 2000, il numero di decessi collegati all'inquinamento atmosferico. Poiché la direttiva 2008/50/CE, recepita col D.L. 13 agosto 2010 n. 155,relativa alla qualità dell'aria, riorganizza le normative comunitarie precedenti in un testo unico, appare opportuno riferirsi al suo contenuto per comprendere in maniera più organica la materia.
Gli Stati membri designano le autorità competenti e gli organismi responsabili della valutazione della qualità dell'aria ambiente, dell'approvazione dei sistemi di misurazione, della garanzia dell’accuratezza delle misurazioni, dell’analisi dei metodi di valutazione e della cooperazione con gli altri Stati membri e la Commissione. La direttiva stabilisce un regime di valutazione della qualità dell'aria ambiente con riferimento al biossido di zolfo, al biossido di azoto e agli ossidi di azoto, al particolato PM10 e PM2,5, al piombo, al benzene e al monossido di carbonio, nonché all’ozono.
Gli Stati membri istituiscono zone (urbana, suburbana, rurale, fondo rurale) in tutto il loro territorio e procedono alla valutazione della qualità dell'aria e della gestione della qualità dell'aria. La direttiva fissa delle soglie di valutazione per ciascun inquinante, i criteri relativi al metodo di valutazione (in particolare relativamente ai punti di campionamento), i metodi di misurazione di riferimento, i valori limite ai fini della protezione della salute umana e dell'ambiente, l'obiettivo e l'obbligo di riduzione dell'esposizione della popolazione al PM2,5, le soglie di informazione e di allarme, i livelli critici per la protezione della vegetazione e l'elenco delle informazioni che devono figurare nei piani d'azione destinati a migliorare la qualità dell'aria.
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Ciascuno Stato membro allestisce almeno una stazione di misurazione oppure, previo accordo con gli Stati membri confinanti, può allestire una o più stazioni di misurazione comuni. Se i livelli di inquinanti presenti nell'aria ambiente sono inferiori ai valori limite fissati dalla direttiva, gli Stati membri devono mantenere i livelli di tali inquinanti al di sotto dei valori limite e adoperarsi per preservare una qualità dell’aria che risulti compatibile con lo sviluppo sostenibile. Se i livelli di inquinanti presenti nell’aria ambiente superano un valore limite o un valore-obiettivo qualsiasi, più qualunque margine di tolleranza eventualmente applicabile, gli Stati membri devono predisporre piani per la qualità dell’aria per le zone e gli agglomerati in questione al fine di conseguire il relativo valore limite o valore-obiettivo predefinito. In caso di superamento di tali valori limite dopo il termine previsto per il loro raggiungimento, i piani per la qualità dell’aria devono stabilire misure appropriate affinché il periodo di superamento sia il più breve possibile. I piani per la qualità dell’aria possono inoltre includere misure specifiche volte a tutelare gruppi sensibili di popolazione. Se sussiste il rischio che i livelli degli inquinanti superino le soglie di allarme indicate, gli Stati membri devono elaborare piani d’azione contenenti indicazioni sui provvedimenti da adottare nel breve termine per ridurre il rischio o la durata del superamento. I piani d'azione possono in particolare sospendere le attività che contribuiscono al rischio di superamento delle soglie (la circolazione dei veicoli a motore, i lavori di costruzione, l’attività degli impianti industriali, ecc.). e le soglie sono superate a causa del trasporto transfrontaliero di inquinanti atmosferici, gli Stati membri interessati devono cooperare e coordinarsi al fine di eliminare il superamento.
Per quanto riguarda le misure adottate dal nostro legislatore, sia autonomamente che in ricezione degli obbiettivi programmatici imposti a livello comunitario dalle direttive, nei cui confronti ha l’obbligo di recepimento e di attuazione, la disciplina è principalmente accorpata nel d.lgs. 152 del 2006, il c.d. T.U. Ambiente.
Questo testo ha come obiettivo primario l’organizzazione della normativa in materia, al fine di permettere una migliore promozione dei livelli di qualità della vita umana, da realizzare attraverso la salvaguardia ed il miglioramento delle condizioni dell'ambiente e l'utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali, nel rispetto dei principi fondamentali del nostro ordinamento, degli obblighi internazionali, dell'ordinamento comunitario, delle attribuzioni delle regioni e degli enti locali: è infatti principio di rango costituzionale la promozione di uno sviluppo sostenibile, e a tal fine vige un obbligo di leale collaborazione e sussidiarietà fra Stato, Regioni ed Enti locali minori.
La tutela effettiva dell’aria e la riduzione delle emissioni nell’atmosfera viene affrontata nella parte quinta del T.U. ed è rivolta alla disciplina degli impianti termici, termici civili, ed alle attività che producono emissioni in atmosfera, stabilendo i valori di emissione, le prescrizioni, i metodi di campionamento e di analisi delle emissioni ed i criteri per la valutazione della conformità dei valori misurati ai valori limite.
A riprova della serietà della materia, il legislatore commina ai trasgressori di quanto previsto dal testo unico anche delle sanzioni, sia amministrative che penali, cioè ha previsto che talune condotte siano punite come reato: su questo punto però non si può evitare una critica, perchè le buone intenzioni sono state purtroppo superate da un (mal)sano realismo: sebbene la tutela dell’ambiente e il diritto alla salute siano beni costituzionalmente garantiti, il legislatore ha scelto - come spesso avviene in simili casi, si veda il d.l. 81 del 2008 - di prevedere solo contravvenzioni oblazionabili, cioè reati che possono essere estinti mediante il pagamento di una somma di denaro, cosicchè per i grandi inquinatori la violazione della normativa, almeno sotto il piano penale, si riduca ad un mero costo di impresa.
Questo è molto grave: premesso che non è pensabile che il progresso industriale si fermi, ma che debba essere compatibile con la tutela dell'ambiente, in ciò sostanziandosi il concetto di "sostenibilità", io penso che esista una microsostenibilità, fatta dei nostri comportamenti quotidiani e figlia di una coscienza personale, ed una macrosostenibilità che putroppo deve essere imposta ai grandi inquinatori, con il maggior vigore possibile.
La carta d'identità dell'aria

La carta d'identità dell'aria

Aria: un miscuglio di gas e di microscopiche particelle solide e liquide
 

di Maria Grazia Capra

I due componenti principali sono l’azoto, che ne costituisce quasi il 78,08 % e l’ossigeno che è circa il 20,94 %. Il primo è un elemento base delle proteine, cioè dei costituenti fondamentali di ogni vivente ed una parte dell’azoto atmosferico è resa disponibile per i vegetali grazie all’azione di determinati batteri del suolo, gli azoto fissatori; il secondo è il componente chimicamente attivo dell’aria perché è essenziale per la respirazione dei vegetali e degli animali e per le combustioni. Vi sono poi i gas rari: argo, neon, elio, cripto, xeno ( 0,94 %), e l’anidride carbonica che rappresenta solo lo 0,03 % . Essa pur se presente in percentuali molto piccole, svolge un ruolo vitale fondamentale, infatti le piante verdi assorbono l’anidride carbonica e la combinano, nel processo fotosintetico, con l’idrogeno dell’acqua per produrre le sostanze nutritive necessarie alla loro esistenza e, di conseguenza, anche alla vita di tutti gli animali, liberando l’ossigeno. Inoltre l’anidride carbonica è un importante regolatore della temperatura della Terra perché è trasparente ai raggi solari, ma assorbe la radiazione termica emessa dalla superficie terrestre, rendendo più difficile la dispersione dell’energia nello spazio.

L’anidride carbonica ha una forte variabilità stagionale; la caduta delle foglie d’inverno fa salire la quantità di anidride carbonica, mentre in primavera l’aumento dell’attività fotosintetica sottrae anidride carbonica all’atmosfera.Il vapore acqueo si concentra vicino alla superficie terrestre, dove può raggiungere il 4 % del volume di tutta l’atmosfera, ma è praticamente assente a quote superiori a 10 km; la sua concentrazione varia perciò dallo 0 al 3 – 4 %. Esso gioca un ruolo fondamentale nel determinare i mutamenti delle condizioni atmosferiche con la formazione delle nubi; non è, infatti, un componente passivo e interagisce sia con la radiazione solare che con il calore emesso dalla Terra riscaldata dal Sole. Esercita un’influenza profonda sulla distribuzione delle forme viventi sul nostro pianeta, dal momento che il grado di sostentamento che una determina regione può offrire alle varie forme viventi è determinato principalmente dalla quantità d’acqua disponibile sotto forma di precipitazioni atmosferiche (cioè pioggia o neve). La quantità di vapor d’acqua che può rimanere nell’atmosfera dipende dalla temperatura.

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In generale l’aria calda contiene più vapor d’acqua di quella fredda. Per questo motivo l’aria ai tropici può contenere fino a 15 – 16 g d’acqua per chilogrammo d’aria secca. Alle medie latitudini si misurano concentrazioni minori. Il pulviscolo atmosferico comprende fattori sia naturali che antropici (ovvero causati dall'uomo), con diversa pericolosità e seconda dei casi.
 

Fra i fattori naturali vi sono ad esempio:
- polvere, terra, sale marino alzati dal vento (il cosiddetto "aerosol marino"),
incendi,
- microrganismi,
- polllini e spore,
- erosione di rocce,
- eruzioni vulcaniche,
- polvere cosmica.
Fra i fattori antropici si include gran parte degli inquinanti atmosferici:
- emissioni della combustione dei motori a combustione interna (autocarri, automobili, aeroplani);
- emissioni del riscaldamento domestico (in particolare gasolio, carbone e legna);
- residui dell'usura del manto stradale, dei freni e delle gomme delle vetture;
- emissioni di lavorazioni meccaniche, dei cementifici, dei cantieri;
- lavorazioni agricole;
- inceneritori e centrali elettriche; 
- fumo di tabacco.
L'aria che non vogliamo respirare

L'aria che non vogliamo respirare

di Antonella Silipigni

Un’equipe scientifica del National Oceanic and Atmospheric Administration in USA è riuscita a scoprire e misurare per la prima volta i rapporti tra le sostanze chimiche contenute nell’atmosfera terrestre. I risultati sono tutt’altro che incoraggianti perché l’aria che respiriamo contiene sostanze chimiche dannose per la nostra salute: Queste sostanze sono derivate dal fumo di sigaretta, dalla combustione di legna e dagli incendi boschivi, che possiamo senza esitazione considerare come “veleni” per il nostro organismo. Lo studio è stato condotto con uno spettrometro di massa in grado di scomporre le particelle dell’atmosfera terrestre e individuare i livelli di acido isocianico. Jim Roberts portavoce del team americano rivela che hanno scoperto acido isocianico in molti luoghi, dall’aria della downtown di Los Angeles a quella di un incendio di una foresta in Colorado, fino al fumo di sigarette, dimostrando così, che l'acido isocianico si dissolve rapidamente in acqua. Questo dato indica come gli esseri umani possono essere esposti se entrano a contatto con il gas a livello di occhi e polmoni. Il team americano ritiene che le persone esposte ad alti livelli di ‘acido isocianico per molto tempo potrebbero accusare infiammazioni e cataratta.

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Lo stato dell’arte Italiano non è meno rassicurante; infatti l'aria che respiriamo in Italia è troppo inquinata e non rispetta i limiti stabiliti dall'Unione europea. Ad affermarlo è la Corte europea rendendo note le motivazioni che hanno portato a chiamare sul banco degli imputati l'Italia per il mancato rispetto delle regole sui valori limite da osservare per le particelle Pm10, in base alla direttiva europea sulla qualità dell'aria. Infatti, secondo la direttiva comunitaria 96/62/CE (entrata in vigore nel 1996), ogni anno i Paesi europei devono presentare relazioni sui valori limite giornalieri ed annuali da osservare per le particelle PM10.

Un'altra direttiva (99/30/CE), oltre ad indicare i valori limite di biossido di zolfo, biossido di azoto, ossidi di azoto, particelle e piombo contenuti nell'aria,  prescrive agli Stati membri di adottare le misure necessarie per garantire il non superamento delle concentrazioni di particelle Pm10 nei valori limite indicati annuali e giornalieri; inoltre il superamento di tali valori non deve verificarsi più di 35 volte durante l' anno.  
Sulla base delle relazioni trasmesse dall’Italia per gli anni 2005, 2006 e 2007 la Commissione ha rilevato il superamento dei valori limite di particelle Pm10 di lungo periodo in numerose aree del territorio italiano. I dati più' recenti, riferiti al 2009, indicano il persistere del superamento dei valori limite giornalieri e/o annuali per la qualità dell'aria in ben 70 zone: Piemonte, Lombardia, Veneto, Provincia Autonoma di Trento, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia.
Il nostro paese necessita di un’economia e di una società improntata sulla responsabilità sociale ed ambientale, realizzando nel contempo le promesse della democrazia ed elevando la salute degli uomini e dell’ambiente a diritto fondamentale ed inalienabile.
L’aria che respiriamo è quella che respira anche la nostra madre terra e direi che calza l’affermare, rivisitando un detto popolare:
“dimmi cosa respiri e ti dirò chi sei….”.
L'energia eolica nel Regno Unito diventa il rivale...

L'energia eolica nel Regno Unito diventa il rivale del gas

di Antonella Silipigni

Il rapido aumento della capacità di produzione di energia eolica britannica porterà progressivamente, nei prossimi tre anni, ad utilizzare gli impianti di gas e carbone sempre più come gap filler per le energie rinnovabili intermittenti. La capacità di produrre energia dal vento in UK è prevista in aumento del 50 %, raggiungendo così gli 8.500 megawatt entro la fine del 2012, che corrispondo a circa il 13 % della capacità totale installata tra le energie verdi del Renewable UK. Ma questa rapida crescita può essere ostacolata nei prossimi anni dalla vecchia rete elettrica che limita nei volumi la maggiore produzione di energia con l’eolico. Per il Regno Unito sarà quindi un obbligo, per gli operatori di rete, investire in una profonda revisione dei loro impianti e reti, seguendo così le orme dei paesi leader per l’energia verde come la Germania e la Spagna.
In Gran Bretagna 3.400 turbine eoliche onshore e offshore hanno lavorato intensamente nelle ultime settimane di agosto; la produzione di energia da impianti eolici ha raggiunto un nuovo record il 6 settembre 2011, quando la perturbazione residua dell’uragano Irene ha colpito le isole britanniche.
Il Governo ha già fatto diverse proposte di riforma del mercato elettrico, che attualmente passa attraverso l'approvazione parlamentare, per istituire un meccanismo che premi gli operatori per la produzione di energia rinnovabile di rete; questa riforma politica entrerà in vigore nel 2014.
"Le velocità del vento sono state molto alte negli ultimi tempi, il che aumenterà la produzione di energia eolica e quindi spingerà i prezzi verso il basso" ha detto Kamran Pervaze, analista del mercato energetico della Wheldrake, specializzata in consulenza energetica. Tuttavia, in pratica, la velocità del vento britannico è ancora considerata molto bassa se la paragoniamo a quella di paesi come la Danimarca e la Germania.
Ostacoli allo sviluppo del mercato eolico in Gran Bretagna sono la sua rete di distribuzione troppo vecchia e la sovrapproduzione di energia. La National Grid prevede di investire 2,2 miliardi di sterline nel prossimo decennio in tre grandi progetti che prevedono (quasi raddoppiandola) l’aumento della quantità di energia esportata tra la Scozia e l'Inghilterra meridionale, per distribuire meglio i crescenti volumi di energia elettrica rinnovabile prodotti.
Fonte (Reuters UK )