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Terra

Terra

di Maria Grazia Capra
Quando si parla di ambiente, si discute di aria, acqua, vegetazione e meno frequentemente il nostro pensiero va al suolo, la terra appunto, dove ci appoggiamo, camminiamo, viviamo, la terra, sede dei processi di trasformazione della materia in ogni sua forma, inizio e fine di ogni ciclo vitale attraverso la continua trasformazione delle sostanze minerali ed organiche. I processi vitali prendono origine dal suolo che li rielabora dall'una all'altra forma, decomponendo le molecole in modo da rendere possibile una nuova combinazione.

Le culture antiche hanno sempre considerato la terra madre di tutte le cose e l’uomo è una parte di essa che usufruisce di tutti i suoi prodotti. La dea principale del pantheon greco nel II millennio a.C., era la Madre Terra. Divinità primordiale associata agli animali, in particolare ai serpenti, la Madre Terra ha dominato tutto il panorama della religione greca dell'età del Bronzo. La Terra, proprio per la sua capacità di incorporare i due estremi della vita e della morte, della fecondità e del ritorno finale alla polvere del suolo, si pone come grande sintesi delle dicotomie fenomeniche (bene/male, piacere/dolore, ecc.).Nella mitologia egizia sono state elaborate ed associate le valenze simboliche della Terra e della donna (ciclicità, fertilità, cura delle piante, ecc.), tuttavia in alcune religioni come quella egizia, assistiamo ad un vero e proprio rovesciamento allegorico delle polarità. Tacito parla di "Terra Mater" e indica in essa una delle principali divinità dei Germani con la quale gli stessi avevano un profondo legame. Esisteva poi un rito di fratellanza di sangue, che consisteva per i contraenti nel passare sotto zolle di terra sollevate dal terreno, atto questo che esprimeva una rinascita come fratelli attraverso il rapporto fecondo con la Madre.

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La terra è contrapposta al cielo, materia contrapposta allo spirito, ma contemporaneamente indispensabile all'equilibrio dell'universo stesso. Del resto anche il cristianesimo riconosce l'appartenenza dell'uomo in quanto corpo a un ciclo che va dalla polvere alla polvere, dalla combinazione cioè di particelle a formare il corpo materiale che ci caratterizza e alla sua disgregazione nelle particelle che avevano contribuito a formarlo attraverso la riconsegna del corpo in seno alla terra mediante la sepoltura. Il culto della Madre Terra in particolare è al centro di una vera e propria renaissance, attraverso i movimenti neopagani e la nozione di “ecologia profonda” presentata dallo scienziato di fronda James Lovelock. Per Lovelock, il pianeta Terra – “Gaia” – è un organismo vivente, capace di regolarsi autonomamente: soltanto qualcosa di artificiale e derivato come la tecnica può incrinare questo meccanismo perfetto. La cultura sciamanica ha sempre tenuto in grande considerazione la Madre Terra, nutrendo per essa un profondo Amore e rispetto e beneficiando dei suoi frutti e dei suoi Spiriti. Come in ogni cultura antica di stampo naturale, l'uomo è sempre stato ritenuto un elemento facente parte di questo universo, uno dei figli della terra stessa, una particella inserita in un contesto più ampio. Con l'avvento delle culture antropocentriche, la Natura è stata depredata e ferita nella sua sacralità: l'uomo è diventato il dominatore di tutte le cose, e animali, boschi, alberi, acque e la terra stessa, ne hanno fatto le gravi conseguenze, con effetti che inevitabilmente si riflettono sull'uomo.

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Ma quale è la composizione reale del terreno su cui viviamo? Il suolo è costituito dallo strato più superficiale della crosta terrestre in cui le radici trovano nutrimento e appoggio. È formato per una parte da minuscole particelle, provenienti dal disfacimento del substrato roccioso sottostante provocato da agenti climatici e da organismi, soprattutto vegetali, attraverso interazioni fisiche, chimiche e biologiche. Per una metà è formato da acqua e da aria, che ne rappresentano la componente inorganica, da sostanze organiche in decomposizione e da organismi viventi, che ne rappresentano la componente organica. La sua stessa composizione è un'integrazione di diversi componenti e fattori, e di conseguenza non è possibile delimitarne lo studio isolandolo dal contesto più vasto dei cicli fondamentali della materia e dell'energia (tra i quali il ciclo dell'acqua, del carbonio, del fosforo e dell'azoto).
Il suo processo di formazione è estremamente lento, e comporta una serie di processi di erosione, che si aggiungono a fenomeni chimici che modificano profondamente la struttura delle rocce. Il contenuto organico del suolo viene acquisito lentamente tramite l'azione di organismi pionieri (licheni, muschi, alghe). Le piante, al termine del loro ciclo vitale, muoiono, mentre altre le sostituiscono, formando in tal modo un piccolo strato di sostanze organiche. Il terreno si arricchisce sempre più di microrganismi e di piccoli animali fino a giungere ad un equilibrio rispetto alla composizione del suolo e degli altri fattori che vi influiscono. Il ciclo di formazione così si chiude: dalla roccia madre all'humus, ossia dalla roccia alla formazione dello strato superficiale di terreno coltivabile. Si può quindi affermare che il suolo è vivo perché è in continua evoluzione e perché è sede di numerosi processi e cicli biologici essenziali.
L'uomo è il principale agente modificatore del suolo e può essere considerato responsabile di effetti disastrosi sugli equilibri biologici e idrogeologici mediante spostamenti di terreno, bonifiche di zone umide, attività estrattive, disboscamenti, allevamento indiscriminato del bestiame, monocolture, scarsa cura nell'evitare l'avanzamento del deserto tramite colture arboree ecc… Le interazioni tra l'uomo e il suolo sono probabilmente antiche quanto l'uomo stesso, però è solo in tempi geologici recenti, con l'incremento contestuale della popolazione umana e delle capacità tecniche che caratterizzano i tempi moderni che queste interazioni sono diventate devastanti.
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La sostanza organica del suolo rappresenta la più grande riserva terrestre di carbonio, con 1500 miliardi di tonnellate di C organico, mentre nell'atmosfera sono presenti 720 miliardi di tonnellate di C sotto forma di anidride carbonica e solo 560 si trovano nella biomassa vegetale.
Tali forme sono rimaste in un equilibrio stabile fino all'avvento dell'era industriale, quando l'uso di combustibili e la deforestazione hanno determinato una forte diminuzione della biomassa vegetale e della sostanza organica del suolo, con conseguente aumento dell'anidride carbonica in atmosfera. La sostanza organica del suolo quindi, oltre all'estrema importanza come fonte di nutrienti per il sistema vegetale, ha anche un enorme ruolo come riserva di carbonio. Questo ruolo è balzato all'attenzione solo recentemente, quando il problema dell'emissione di anidride carbonica nell'atmosfera e il conseguente aumento della temperatura hanno raggiunto dimensioni tali da richiamare l'attenzione pubblica e costringere a utilizzare tutti i mezzi a disposizione per ridurre le emissioni di CO2. Infine bisogna sottolineare l'importanza ambientale di preservare la sostanza organica per combattere il disastro socio-economico derivante dal progredire dei fenomeni erosivi e di desertificazione. Da quanto detto emerge come la sostanza organica del suolo, formata da una miscela eterogenea di tutti i residui che arrivano al suolo, possa presentare caratteristiche chimico-fisiche e velocità di decomposizione diverse a seconda del tipo di vegetazione, del clima, delle proprietà del suolo e del tipo di uso. L'orientamento verso l'accumulo o verso la mineralizzazione della sostanza organica dipende da un delicato equilibrio che può essere preservato soltanto se l'intervento dell'uomo tiene conto di tutti i fattori che concorrono ai due processi. Quindi capire che cos'è la sostanza organica del suolo, da dove deriva, come si trasforma e come si conserva deve essere la base per una gestione sostenibile che miri alla difesa del suolo e alla salvaguardia del territorio.
Andando ad analizzare più da vicino le componenti della biomassa del suolo, possiamo distinguere: microflora (batteri, funghi, alghe, virus); microfauna (protozoi); mesofauna (nematodi, gasteropodi, oligocheti, acari, collemboli, insetti e miriapodi, cioè tutti quei piccoli animali che genericamente chiamiamo vermi, lumache, millepiedi, e genericamente insetti). La microflora rappresenta la parte più rilevante della biomassa ed è quella che maggiormente influisce sulle proprietà biologiche del suolo, regolando i processi biochimici che ne determinano le proprietà nutrizionali. Esistono poi degli organismi intermedi tra i batteri e i funghi, detti attinomiceti, che hanno una rilevante importanza nei processi di demolizione della sostanza organica svolgendo la propria azione su substrati inadatti ad altri microrganismi. Essi attaccano le proteine degradate e gli aminoacidi, con produzione di ammoniaca; la loro azione, insieme a quella di alcuni funghi determina la produzione di geosmina, responsabile del caratteristico odore di terra. I funghi, presenti nel suolo in quantità molto rilevante, sono organismi eterotrofi, caratterizzati dalla formazione di miceli, formati da filamenti chiamati ife che possono avere estensione ridotta o forma ramificata e molto estesa. L'azione svolta dai funghi nel suolo è abbastanza variegata; importante è il ruolo da essi svolto nei processi di degradazione delle sostanze caratterizzate da rapporto molto alto tra carbonio e azoto, anche in condizioni di suoli acidi, poco favorevoli allo sviluppo di batteri. Le alghe sono organismi autotrofi, costituiti da una o più cellule, presenti in quantità molto ridotte nel suolo rispetto a funghi e batteri. Si trovano soprattutto negli orizzonti più superficiali del suolo. Alcune alghe possono fissare l'azoto atmosferico e sono caratterizzate da un basso rapporto tra carbonio e azoto. Forse l'aspetto più importante dell'attività che le alghe svolgono nel suolo è quella legata alla produzione ed emissione di sostanze stimolanti, quali auxine e vitamine, o viceversa inibitrici. I virus, forme intermedie tra la materia vivente e non vivente, sono parassiti obbligati di cellule vegetali, animali e batteriche, partecipano a determinare l'equilibrio biologico come controllori degli equilibri tra le diverse popolazioni di batteri presenti nel suolo.
È la presenza di nutrienti che determina la distribuzione dei microrganismi nel suolo. L'attività metabolica dei microrganismi sulle superfici è di solito molto maggiore di quanto non lo sia nella soluzione circolante del suolo. Studi di colonizzazione microbica hanno dimostrato che la maggior parte dei microrganismi che crescono sulle superfici del suolo sono racchiusi all'interno di un biofilm, che permette l'adesione alle superfici che trattengono i nutrienti necessari alla crescita della popolazione microbica in essi inclusa. Nel suolo, la crescita microbica più abbondante ha luogo sulla superficie delle particelle che compongono il suolo stesso. Persino una piccola particella di suolo può contenere molti microambienti differenti, e su di essa possono, quindi, essere presenti molti tipi diversi di microrganismi. Lo status nutritivo del suolo è l'altro fattore importante che influenza l'attività microbica. La maggiore attività microbica si ritrova negli orizzonti più superficiali ricchi di sostanza organica, specialmente nella zona adiacente alle radici delle piante. Le attività microbiche nel suolo sono perciò essenziali per il mantenimento della vita vegetale e animale, e determinano in larga parte il potenziale produttivo di un dato habitat. Le comunità microbiche assicurano il rinnovamento nell'approvvigionamento della maggior parte degli ioni del suolo. In un suolo ben equilibrato la biomassa microbica si comporta come una riserva di elementi minerali: li trattiene negli orizzonti superficiali del suolo, proteggendoli dalla lisciviazione, e li rilascia progressivamente alle piante.
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I suoli e il mondo vegetale sono, nel loro complesso, un sistema vario e mutevole i cui processi, da semplici ad infinitamente complessi, si sviluppano da centinaia di milioni di anni. Sistema è un termine greco (sustema) e la sua valenza semantica, ampliata in senso epistemologico a partire dall'Illuminismo, si conserva pressoché immutata da oltre due millenni: un insieme di elementi coerenti tra loro, tra loro cogenti, che esistono proprio ed esclusivamente perché interdipendenti. Ciò che noi generalmente intendiamo per suolo e vegetazione rappresentano un esempio perfetto di sistema: l'uno non può esistere se l'altro non esiste e, esistendo parti e relazioni, il tutto è più che la somma delle parti.
In questo contesto guarderemo, per necessità espositiva, il sistema di volta in volta dalla parte del suolo o dalla parte del mondo vegetale ma, di fatto, dividere le due cose è solo un procedere per astrazione. Confondere l'astrazione con la realtà e trasportare questo equivoco nel mondo concreto, decidere cioè di agire e operare su una parte dimenticandosi del tutto, porta a risultati drammatici. Il momento dello sbarco (in realtà ce ne furono due perché, qualche decina di milioni d'anni dopo, anche il mondo animale invase le terre emerse) coincide quindi con il momento di passaggio da un orizzonte di alterazione ad un suolo, il momento in cui un substrato litologico comincia ad essere abitato da organismi e dai loro prodotti; finalmente si è trovato il carburante giusto, ai processi di alterazione seguono dei veri processi di formazione. La presenza di materia organica arricchisce enormemente le variabili in gioco: a morfologia, clima e roccia madre si aggiunge un'enorme casistica variegata di forme più o meno organizzate di molecole organiche, i flussi si complicano e, soprattutto, si fanno innumerevoli.
L'ambiente terrestre è variabile e questa variabilità si riflette sulla distribuzione degli organismi. Ogni ecosistema o, generalizzando, ogni serie di ecosistemi è controllata dal clima. Ogni complesso di comunità terrestri di grande vastità caratterizzato da una particolare vegetazione e clima è un bioma. Suolo e vegetazione sono un sistema, un esempio perfetto di sistema.
Abbiamo detto, in precedenza, che i fattori di formazione del suolo sono il tempo, la roccia madre, la morfologia, il clima e gli organismi. Esistono anche fattori aleatori, incontrollati, aventi importanza locale, soggetti alla sorte.
I testi di pedologia spiegano che uno dei fattori aleatori è l'uomo ma, purtroppo, oggi siamo costretti a dissentire. L'uomo, con uno sforzo di pochi decenni, si è promosso a fattore fondamentale, tanto determinante da essere in grado di modificare tutti gli altri fattori. Limitiamoci alla vegetazione. Abbattere o bruciare la foresta tropicale per fare spazio alle attività agricole danneggia in brevissimo tempo e in modo irreparabile il sistema; suoli capaci di sostenere una biomassa superiore ai 500 m3/ha diventano sterili e facilmente erodibili nello spazio di pochi anni. I suoli organici (torbiere) pur coprendo solo il 3.3% delle terre emerse, riescono ad immagazzinare più del 22% del carbonio di tutti i suoli del mondo, contribuendo in modo determinante a ridurre la CO2 nell'atmosfera; se drenati si decompongono e si erodono con estrema facilità. In vaste aree aride o subaride del Medio Oriente e del Nord Africa il sovra pascolamento ha fatto sparire la copertura vegetale e creato aree desertiche. La deforestazione o l'asportazione della copertura vegetale in genere influenza in modo diretto e drammatico i fenomeni erosivi.
Il clima esercita quindi una sensibile influenza sulla vita del suolo, generalmente in equilibrio con le condizioni climatiche che hanno portato alla sua formazione. I cambiamenti climatici in atto possono mettere in crisi tale equilibrio, esercitando una sensibile influenza sulle proprietà del suolo. Il suolo stesso, d'altra parte, può giocare un ruolo fondamentale nel mitigare o rendere ancora più critica la tendenza all'aumento di concentrazione nell'atmosfera di alcuni gas (anidride carbonica, protossido d'azoto e metano) responsabili del cosiddetto effetto serra (nota 3). Infatti il suolo può funzionare da trappola o fonte per l'anidride carbonica ed il metano. Trappola molto efficace se si pensa che la quantità di carbonio immagazzinata nel suolo è considerevole e può variare ad esempio da 30 tonnellate ad ettaro nel caso di un lariceto pascolato a 580 tonnellate ad ettaro se si considera un suolo organico su permafrost. Il suolo può però diventare una fonte di carbonio per l'atmosfera. Infatti l'aumento di temperatura atmosferica può incrementare l'attività dei microrganismi del suolo e quindi la mineralizzazione della sostanza organica intrappolata, con maggiore produzione di anidride carbonica e quindi con un ulteriore aumento di temperatura dell'atmosfera con conseguenze che si possono ben immaginare.