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Emergenze

Lo smog elettromagnetico

Lo smog elettromagnetico

di Federico Morchio

E’ ormai noto a tutti il fatto che viviamo immersi in campi elettromagnetici (CEM).
In maniera estremamente sintetica si può dire che un campo elettromagnetico è rappresentato da una distribuzione di forze che hanno un raggio di influenza su una grande superficie; campi, onde e radiazioni sono termini diversi usati per definire forme di energia che si propagano nello spazio.
Si identificano attraverso due parametri, la frequenza (ovvero il numero di oscillazioni che l’onda compie in un secondo) e la lunghezza d’onda, tra loro inversamente proporzionali. I CEM si misurano in Hertz e si classificano per intensità sulla base dei due parametri citati, i più noti sono:
- i campi ELF (bassissima frequenza) con frequenze tra 30÷3.000 Hz: emessi dai condotti ad alta tensione e dagli impianti elettrici domestici, ecc.
- i campi RF (Radio Frequency) con frequenze tra 300 KHz e 300 GHz: emessi per le telecomunicazioni radio, TV, cellulari)
Sintetizzando si possono attribuire ai CEM due effetti sull’uomo, uno biologico (ionizzante) che esercita azioni sulla membrana cellulare ed uno termico per irraggiamento (simile a quello indotto da riscaldamento solare o dei forni a microonde). Secondo molti studiosi il nostro sistema biologico risulta particolarmente influenzato dai CEM a bassa frequenza, le perturbazioni ad essi dovute colpiscono i processi microbiologici cellulari agendo in modo da ostacolare o inibire le difese organiche individuali, quindi l’esposizione a campi con frequenze piccole, tipiche dei processi vitali umani, risulta particolarmente nociva.
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I CEM sono di derivazione naturale, ovvero presenti in natura, o artificiale, cioè insorti a seguito delle attività umane. Per i primi è noto che il nostro pianeta produce, da un lato, radiazioni dal proprio nucleo interno (telluriche, radioattive ecc.) e dall’altro riceve irraggiamento cosmico (filtrato dall’atmosfera) costituito da raggi luminosi e infrarossi, e da microonde elettromagnetiche. La geobiologia, che si occupa proprio dei CEM naturali, è la scienza che ha per scopo lo studio dell’influenza dei luoghi sugli esseri viventi (uomini, animali e piante), e quindi anche degli ambienti in cui viviamo e dei materiali con cui costruiamo e arrediamo i nostri edifici.
L’ing. L. Turenne, intorno al 1920, fu tra i primi studiosi degli effetti delle onde elettromagnetiche sull’uomo; egli inventò apparecchi in grado di neutralizzare le onde deviandole dalle loro direzioni; esistono oggi “neutralizzatori” specifici per le abitazioni e per particolari elettrodomestici (Tv, ecc.) che generano una sorta di gabbia di Faraday che blocca l’effetto delle onde nocive. Turenne fornì anche alcuni consigli per l’ottenimento del benessere con rimedi naturali quali: respirare aria salubre, bere acqua pulita con un basso residuo fisso e PH leggermente acido, mangiare cibi coltivati biodinamicamente su terreni sani, camminare spesso su erba o terra a piedi nudi (o con scarpe con suola in cuoio), vivere in case costruite con materiali sani, vestire con abiti realizzati con tessuti in fibre naturali.
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I campi elettromagnetici interagiscono con i sistemi biologici attraverso diversi fattori tra cui: frequenza, intensità, tempo di esposizione e meccanismo d’azione (ad es. induzione o assorbimento). I campi elettromagnetici a bassissima frequenza (ELF) sono particolarmente dannosi per l’uomo (specie per i bambini). Proprio di questo tipo sono quelli generati dagli elettrodomestici, dalle linee di alta tensione e dalle cabine di trasformazione di energia elettrica. Nelle nostre case esiste già un campo elettromagnetico di fondo, provocato dagli impianti elettrici, che si incrementa in vicinanza degli elettrodomestici in funzione. Possiamo suddividere in due categorie fondamentali gli apparecchi elettrici: fissi (frigo, lavatrici, televisore ecc.) e mobili (rasoio, phon, ferro da stiro ecc.). Per non subire danni dai primi, che non presuppongono la presenza dell’utilizzatore per svolgere il loro lavoro, è sufficiente mantenersi a distanza di almeno un metro durante il funzionamento e posizionarli in modo che non interferiscano con zone di sosta prolungata per l’uomo (tenendo presente che i muri non costituiscono uno schermo alla loro propagazione). Per i secondi, per i quali è invece fondamentale la presenza dell’utilizzatore, si può solo consigliare di farne un uso sporadico e limitato il più possibile alle necessità reali.
Per i campi elettromagnetici indotti da linee di alta tensione e/o cabine di trasformazione il discorso sulla difesa diviene più complesso. La normativa italiana (D.C.M. 23/04/1992) stabilisce le fasce di rispetto in 28 metri per le linee a 380 KV, 18 m per quelle a 220 KV e 10 m per quelle a 132 KV. Tali misure sono considerate insufficienti da molti studiosi del settore che individuano in 300 metri la distanza in cui sono ancora verificabili effetti del campo, e considerano i 100 metri come limite da adottare come sicurezza minima.
I campi elettromagnetici ad alta frequenza sono dovuti alle radiofrequenze RF (con valori compresi tra 300 KHz e 300 MHz) provocate dalle antenne delle emittenti radiotelevisive, e alle microonde MO (con valori compresi tra 300 MHz e 300 GHz) indotte dalle antenne ricetrasmittenti fisse per i telefoni cellulari. L’esame degli effetti di queste frequenze sull’uomo ad oggi non fornisce risultati certi, vista la scarsità degli studi in merito dovuta anche al loro utilizzo massiccio in tempi recenti. Molti resoconti delle indagini effettuate portano a risultati discordanti e per quanto riguarda le misure dei livelli di esposizione, operate in prossimità degli impianti per valutarne le emissioni, bisogna dire che spesso sono riferite agli effetti acuti e che non valutano le esposizioni croniche a cui sono soggette le persone investite dal loro campo elettromagnetico.
Durante l’uso del telefonino è consigliabile estrarre sempre l’antenna per ridurre sensibilmente l’assorbimento di energia da parte della testa; chiunque abbia usato un cellulare avrà notato dopo una lunga conversazione un aumento della temperatura in corrispondenza dell’orecchio; si tratta di assorbimento di energia elettromagnetica provocata dalle microonde emesse dal telefono. Alcuni recentissimi studi compiuti all’università di Nottingham ci informano che gli effetti delle microonde emesse dai cellulari possono essere anche non-termici e pericolosi soprattutto in organismi non ancora completamente sviluppati come gli adolescenti.
Radon no grazie!

Radon no grazie!

di Federico Morchio

Il Radon (simbolo chimico Rn) è un gas nobile della catena radioattiva naturale dell'Uranio 238, incolore, inodore e insapore. E' a temperatura ordinaria (temp. ambiente) e a lento decadimento il che gli permette di diffondersi dal luogo in cui si forma attraverso l'atmosfera e quindi, inevitabilmente, lo porta ad entrare in contatto con l'uomo che lo inala durante il ciclo della respirazione. In questa fase il radon si deposita nei polmoni e nell'apparato bronchiale danneggiandone i tessuti. L'Organizzazione mondiale della Sanità classifica il radon come un gas sicuramente cancerogeno. Allo stesso modo lo considera l'E.P.A., l'ente per la protezione ambientale statunitense. Per effetto delle sue caratteristiche chimico-fisiche i tempi di decadimento ovvero il tempo che impiega in in atmosfera per ridursi in quantità trascurabili sono piuttosto lunghi (il valore medio si aggira in circa quattro giorni) ed in questo periodo il gas può percorrere molta strada decomponendosi in ioni liberi o adsorbibili ad es. dall'acqua. Il radon che si forma nel terreno e nella roccia e può, conseguentemente, essere contenuto anche nei materiali per l'edilizia (i valori di concentrazione sono più alti rocce laviche mentre più bassi nel legno). Esso può entrare quindi nelle nostre attraverso il suolo in cui essa è posta, l'atmosfera o i materiali con cui essa è costruita. Si può ragionevolmente asserire che la principale via d'ingresso possa essere considerata il terreno in virtù della provenienza del gas e del meccanismo fisico con cui esso si diffonde spostandosi, fondamentalmente, per differenza di pressione. Infatti l'aria (e allo stesso modo il gas) si muove dall'esterno (dove la pressione è maggiore) verso l'interno dei locali confinati (che sono in depressione rispetto all'esterno) con un meccanismo assimilabile al risucchio; con lo stesso meccanismo il radon può penetrare in nelle case, attraverso le fessure delle fondazioni, delle pareti e dei pavimenti (soprattutto dei locali interrati), cioè attraverso ogni apertura, e mettersi quindi in contatto con l'uomo. Negli anni novanta l'ANPA (associazione nazionale per la protezione dell'ambiente) e l'ISS (istituto superiore di sanità) hanno effettuato un monitoraggio su tutta l'Italia relativo alle quantità di radon presenti negli edifici di duecento comuni presi a campione.
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I risultati hanno evidenziato valori medi leggermente più alti rispetto alle medie mondiali con entità nazionali più elevate in regioni come la Lombardia, il Friuli, il Lazio e la Campania e livelli più contenuti in Liguria, Basilicata e Marche (il Piemonte ha valori medi e differenti a seconda dei luoghi). La normativa nazionale non stabilisce quantità minime o massime entro le quali devono essere contenute le concentrazioni di radon nelle nostre case, mentre l'Unione Europea, già a partire dai primi anni novanta consigliava valori, misurati in Bequerelle per metro cubo, sia per le case esistenti (400 Bq/mc) sia per quelle in progetto di costruzione (200 Bq/mc). Il radon si misura per mezzo di rilevatori attivi o passivi. I primi consistono in una specie di aspiratore che invia l'aria verso un sensore/rilevatore geiger tarato sulle radiazioni alfa, tipiche della disintegrazione dei prodotti di decadimento, a vita breve, del radon. I secondi sono rappresentati da speciali pellicole, sistemate all'interno dei locali, nelle quali si formano fori quando entrano in contatto con radiazioni alfa. In commercio esistono prodotti che si configurano come barriere al radon (per lo più a base di polietilene, catrame e resine varie, di per se stessi potenzialmente pericolosi per i composti organici volatici che rilasciano in ambiente), anche se resta fondamentale, nei luoghi in cui esso è presente, provvedere alla costruzione e/o al risanamento della casa attraverso una buona aerazione delle fondazioni e dei locali interrati (tenendo ben presente che è sempre molto importante garantire una buona quell'aerazione dei locali abitati) secondo le specifiche tecniche della bioarchitettura che, come spesso accade con l'uso di questa tecnica progettuale e costruttiva, sono utili contemporaneamente anche per molteplici altre funzioni (ad es. l'impedimento e/o la proliferazione della formazione di muffe). In conclusione di questa nota è importante ricordare rispetto alle variegate realtà costruite quali la ligure, che l’ardesia rilascia una % significativa il radon, conseguentemente è necessario rivedere l’impiego in edilizia disinvolto di questo materiale, quanto meno in spazi interni, dove la presenza dell’utenza è costante e frequente.
I veleni dell'aria domestica

I veleni dell'aria domestica

di Federico Morchio

La formaldeide è un gas incolore dall’odore acre, ampiamente utilizzata dall’industria per la fabbricazione di resine, solventi, disinfettanti, conservanti, colle. La formaldeide può entrare nella nostra casa con i mobili (nei pannelli compositi come i truciolari, i compensati, i medium density, ecc.), con i tessuti (nelle tende, nei divani, ecc) con la moquette, con le colle per rivestimenti e tappezzerie, con i detergenti, i disinfettanti, ma anche con certi deodoranti e cosmetici.

L’emissione della formaldeide avviene in dosi elevate durante le fasi di lavorazione ed installazione, si attesta successivamente su valori più modesti, ma pur sempre sensibili e torna ad incrementarsi in fase di deterioramento del manufatto; il rilascio aumenta al crescere della temperatura e dell’umidità. Gli effetti a breve termine sono di irritazione ed infiammazione delle mucose, degli occhi, dell’apparato respiratorio, con insorgenza di cefalea, nausea, pruriti ed irritazioni cutanee; a lungo termine sono di ostruzione bronchiale e, secondo molti ricercatori, di insorgenza di forme tumorali. Per limitare gli effetti pericolosi della formaldeide è consigliabile privilegiare, per l’arredamento, prodotti realizzati in legno massiccio lasciato al naturale o trattato esclusivamente con olii o cere sempre naturali; se si utilizzano mobili in pannelli compositi, è bene richiedere la certificazione E1 (secondo la norma DIN tedesca) che ne attesti il basso contenuto di formaldeide. Per i tessuti è bene orientarsi verso quelli naturali (lino, lana cotone ecc.), per la moquette e la tappezzeria in tessuto sono da preferire la posa a tendere, oppure l’uso di specifici collanti naturali a base vegetale, minerale e animale.

Altri VOC molto comuni sono il monossido di carbonio CO, l’ossido e il biossido di azoto NO e NO2, tutti gas inodore ed incolore. Il monossido di carbonio, originato, in casa, dalla combustione dei fornelli da cucina, delle stufe a combustibile naturale, delle sigarette, ha la prerogativa di legarsi facilmente all’emoglobina del sangue (si origina carbossiemoglobina) provocando la riduzione dell’apporto d’ossigeno ai tessuti e conseguenti diversi livelli di intossicazione. I primi sintomi di tale intossicazione sono cefalea, astenia, insonnia, vertigini; ovviamente le conseguenze saranno più o meno gravi a seconda della più o meno prolungata esposizione o delle dosi più o meno elevate inalate. Precauzioni da adottare sono la corretta manutenzione degli apparecchi domestici e l’aerazione dei locali ove si sviluppano le fiamme libere, specie mentre avviene la combustione stessa (ad es. durante la cottura dei cibi in cucina). A tal proposito la normativa italiana prevede per tali camere la presenza di un’apertura di ventilazione fissa e non ostruibile di dimensioni nette pari ad almeno 6 cmq per KW di portata termica installata, con un minimo di cmq 100 se posta in prossimità del pavimento e maggiorata del 50 % se posta in alto. Sono sintomi evidenti della presenza di agenti inquinanti interni i cattivi odori e la sensazione di aria viziata e pesante.

E’ importante ricordare che una buona ventilazione dei locali riduce sensibilmente la concentrazione dei VOC e conseguentemente i rischi che derivano dalla loro inalazione.
OMS mette in guardia sull'inquinamento atmosferico...

OMS mette in guardia sull'inquinamento atmosferico urbano

di Antonella Silipigni

L'inquinamento atmosferico in molte città di tutto il mondo sta sempre più raggiungendo livelli che minacciano la salute delle persone, secondo uno studio dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Veicoli a motore e centrali elettriche a combustibili fossili sono tra i maggiori contribuenti.
Secondo l'OMS, oltre due milioni di persone muoiono ogni anno per aver respirato le minuscole particelle di 'PM10' particelle, presenti nell’aria, che possono penetrare nei polmoni e nella circolazione sanguigna, causando malattie cardiache, cancro ai polmoni, asma e infezioni respiratorie acute inferiore.
L'esposizione al PM10 nel 1081 città, 2003-2010 (F...

L'esposizione al PM10 nel 1081 città, 2003-2010 (Foto: OMS)

L'OMS ha pubblicato e reso così disponibili i dati sulla qualità dell'aria di 1100 città in 91 paesi, tra cui capitali e città con popolazione di oltre 100.000 persone. I dati utilizzati si basano su misurazioni effettuate dal 2003-2010, la maggior parte dei risultati sono pervenuti tra 2008 ed il 2009. Le linee guida dell'OMS sulla qualità dell'aria per il PM10 è di 20 microgrammi per metro cubo (mg / m 3) come media annua. Tuttavia, il suo studio ha rilevato che la media di PM10 in alcune città è più di dieci volte tale importo. Il più alto livello medio annuale PM10 è stato trovato nella città iraniana di Ahwaz, con una lettura di 372 mg/m 3 , seguito da Ulaanbaatar in Mongolia a 279 mg/m 3. Undici città sono stati trovati ad avere livelli annui superiori a 200 mg/m 3. La maggior parte dei livelli di registrazione città sotto i 20 mg/m 3 sono negli Stati Uniti e Canada.
Persistentemente elevati livelli di inquinamento da particelle fini sono comuni a molte aree urbane", ha affermato l'organizzazione. In media, solo poche città attualmente soddisfano i valori guida dell'OMS. I dati hanno mostrato che 591 delle 1081 città studiate sono mediamente livelli di PM10 superiori a 20 mg/m 3.
Lo studio conclude che la mortalità stimata nel 2008 attribuibile all'inquinamento atmosferico esterno in città è stata di 1,34 milioni di morti “premature”. L'OMS afferma che, se i suoi suggerimenti e richieste di azioni preventive fossero state universalmente osservate, circa 1,09 milioni morti si sarebbero potuti evitare nel 2008. Il numero di decessi attribuibili all'inquinamento atmosferico nelle città è aumentata rispetto alla stima precedente di 1,15 milioni di decessi nel 2004. Tale incremento è imputabile ad un aumento delle concentrazioni di inquinamento atmosferico e nelle dimensioni della popolazione urbana in continua crescita.
Maria Neira, direttore Oms per la salute pubblica e dell'ambiente, ha dichiarato: (…) In tutto il mondo, nella città l'aria è spesso densa di fumi di scarico, fumi di fabbrica o fuliggine da centrali a carbone. In molti paesi non esiste una regolamentazione della qualità dell'aria e, se esistono, le norme nazionali e la loro applicazione variano notevolmente (...).
(Fonte: OMS)