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Scenari e prospettive energetiche

Scenari e prospettive energetiche

di Simona Magioncalda

Il futuro che vogliamo, è così che titola il documento finale redatto alla Conferenza sullo sviluppo sostenibile denominata Rio+20, convocata a venti anni esatti di distanza  dal Vertice della Terra di Rio de Janeiro del 1992.

Se “Rio-Rio” fosse un’equazione chissà, potremmo avere la sorpresa di scoprire che il risultato dia zero.

Questa conferenza costituisce l’ultimo episodio di autocritica etico-ambientale globale iniziata con la Dichiarazione delle Nazioni Unite alla Conferenza “su L'Ambiente Umano” e tenutasi a Stoccolma nel 1972. Dichiarazioni, documenti programmatici che si susseguono da quarant’anni per la sostenibilità dello sviluppo umano sulla terra.

Premetto che, anche se gli argomenti sono così importanti, riunire le persone sul pianeta a discuterne ogni 20 anni fa pensare che le tematiche trattate non siano proprio in cima alla lista dei problemi da risolvere nei vari paesi. Ad esempio, i giochi, quali le olimpiadi ed i campionati di calcio si svolgono ogni 4 anni, forse all’umanità interessa di più il divertimento che non incontrarsi intorno ad un tavolo per trattare quei noiosi problemi catastrofico-ambientali?

E quando si riuniscono tutte quelle intelligenze, quale documento ne scaturisce? Una bella dichiarazione di intenti, senza nessun tipo di cogenza; i vari stati sono liberi (se vi pare) di aderirvi e di cercare (se vi pare) di raggiungere gli obiettivi. Questi ultimi se poi sono troppo arditi da raggiungere, naturalmente si possono ridimensionare e ridurre con la successiva conferenza. Si ribadisce che le criticità sono di proporzioni così ampie che i singoli stati con i relativi governi non sono certamente in grado di attuare politiche risolutive…  perciò ogni essere umano (di ogni genere, razza e bla bla bla) si deve sentire responsabilizzato in prima persona.

Il tutto ribadendo fino all’ossessione il rispetto della sovranità e degli interessi di tutti gli Stati.

Riprendendo il filo dell’ultimo documento prodotto a Rio, come degli altri precedenti, essi sono frutto di un palese errore: ovvero il rimarcare la sovranità dell’uomo sulla natura e sul pianeta dove, in realtà, siamo solo ospiti. Si, ospiti, ed ospiti da pochissimo tempo se paragoniamo l’età dell’animale uomo con l’età della Terra.

Recentemente ho incontrato un ulivo di 1600 anni e mi sono sentita come fossi per lui un moscerino della frutta che, a nostro confronto, vive solo pochi giorni.

L’ulivo come vive? Raccoglie solo il necessario dall’ambiente naturale e, mentre durante la sua vita contribuisce al mantenimento del naturale equilibrio ambientale, quando termina la sua esistenza rende tutto quello che ha avuto.

E l’uomo come vive, come si orienta e si relaziona con il luogo che lo ospita? Beh, intanto il luogo è “suo” ed appartenendogli lo può gestire a piacimento e, ovviamente, può impossessarsi ed utilizzare tutte le risorse disponibili rilasciando in ambiente tutte le scorie. Dopo aver depredato e posto in essere azioni che modificano e squilibrano l’ambiente, al termine della sua esistenza permane un segno indelebile del proprio passaggio: i propri rifiuti.

Ormai le criticità ambientali stanno emergendo su diversi fronti ed è sempre più difficile far finta di non notarle, servono atti di responsabilità e la volontà dei governi di fare tutto il possibile per rimediare al disastro attuale. Rimedi che non si ottengono organizzando eventi - scevri di significato - ogni vent’anni, ma lavorando ogni giorno ed attuando politiche di mitigazione e riequilibrio ambientale per un presente migliore e per avere un futuro che oggi non meritiamo.